La visita alla Villa Pignatelli è stata un’esperienza meravigliosa! (Alessandra B.)

Anche per la visita a Villa Pignatelli abbiamo voluto lasciare la parola agli studenti che ci stanno seguendo nel percorso di visite del progetto “Napoli tra le mani”.

Villa Pignatelli è un luogo incantevole che offre un vero spaccato della vita aristocratica del tempo, conservandone fedelmente ed integralmente l’armoniosa e delicata bellezza dell’architettura, del giardino, delle pavimentazioni, dei parati, degli arredi e dei decori compresi libri, foto, porcellane, cristalli, bronzi e argenti. (Carmela C.)

La villa rappresenta uno dei più significativi esempi di architettura neoclassica. È importante da un punto di vista culturale in quanto è parte della storia di Napoli e la racconta attraverso gli eleganti ambienti catapultando l’osservatore in una dimensione quasi fiabesca, tanto da immaginare i nobili che si riunivano in questi saloni immensi nei momenti conviviali, per mangiare, ascoltare musiche e poesie. (Chiara S.)
È stata residenza delle famiglie Acton, Rothshild e Pignatelli. Fino al 1955 quando la principessa Rosina Pignatelli donò allo Stato Italiano il parco e la villa compresi gli arredi in modo da preservarla dall’incuria del tempo tutelandola come una “casa-museo”. Al piano terra, accessibile attraverso il salone principale, si alternano collezioni d’arte, in argento, bronzo e porcellana e oggetti di uso quotidiano. La sala verde, oltre ad avere esposte le porcellane e utilizzata un tempo come camera da compagnia, separa la sala da pranzo, arredata con vasi di porcellana cinese, dalla libreria. (Simona P.)
Già nell’atrio si è catturati dalla particolare forma architettonica circolare dell’ambiente illuminato da un lucernario, posto al piano superiore e. Infatti, al centro della sala vi è un tavolo tondo che imita in dimensioni più piccole la forma della stanza, anche le panche presenti nella sala seguono le pareti circolari mantenendo una coerenza di forme tra gli oggetti. Il tavolo è interamente in legno con una superficie di marmo e pietre intarsiate di forme geometriche. Il marmo e le pietre dure trasmettono al tatto le proprie diversità e le loro diverse caratteristiche. La parte di supporto del tavolo è in legno con decorazioni in bronzo dorato a forma di lira, uno strumento musicale a corde. (Stefania D.V.)
Molte ancora sono le “cose” che affascinano gli occhi dei visitatori, come la sala da pranzo, la biblioteca e la sala da ballo. La prima espone un importante numero di vasi di porcellana decorati con motivi animali, floreali o storici e soprattutto la tavola con un pregevole servizio di piatti della prima metà del XIX secolo di Limoges con posate d’argento e bicchieri con lo stemma nobiliare della famiglia Pignatelli. (Cinzia A.)
L’ambiente che accoglie la biblioteca fu utilizzato come “sala da biliardo” nel periodo Acton e come fumoir nei pranzi di gala con la famiglia Pignatelli. A differenza delle altre sale in cui le pareti sono tappezzate da stoffe pregiate, nella biblioteca le pareti sono ricoperte da un parato di cuoio con motivi decorati in quanto il cuoio era l’unico materiale che non si impregnava di fumo. (Chiara S.) La sala da ballo è costituita da un grande sala ambiente destinato ai danzatori e da uno spazio destinato all’orchestra, separati da una Serliana, cioè da un’apertura a tre varchi, quelli laterali sono di forma rettangolare e quello centrale ad arco. Fra l’arco e le due aperture sono collocate due colonne, un elemento architettonico che lascia senza fiato. (Simona P.) È facile immaginare, di essere tra coppie che danzano, gentil uomini che dialogano, o eleganti signore sedute perché stancate dal ballo! Ma come se non bastasse tutto ciò a rendere realistico questo luogo, la guida ci ha portati in un piccola e magnifica sala, dietro lo spazio per l’orchestra, dove lì le dame potevano ritoccare il trucco e aggiustarsi. (Sabrina C.)
La guida è stata veramente splendida, disponibile e come ha detto Anna, la nostra collega non vedente, “ha descritto le cose talmente bene, che è come se le avessi viste”. Unendo le conoscenze della guida, con quelle i colleghi del corso di laurea in beni culturali è nata una chiacchierata veramente interessante che ha catturato l’attenzione di tutti. (Raffaella L.)
Il personale, alla fine della visita, si è intrattenuto con alcuni studenti, con e senza disabilità, raccontando aneddoti e storie e rivolto alla studentessa cieca ha esclamato “Ho visto persone passare ma lei coglie la bellezza del posto, molto di più di chi la può vedere!”. (Raffaella L.)
Questa frase sottolinea appieno quanto la fruizione dell’arte non passa solo attraverso la vista ma coinvolge tutti gli i sensi e le capacità narrative ed empatiche di chi è deputato a comunicare il patrimonio storico-artistico.

A cura di Maria Grazia Gargiulo – Carmela Pacelli

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Villa Pignatelli tra passato e presente

In attesa di ricevere i commenti dei nostri studenti, pubblichiamo  la riflessione della dott.ssa Elena Carelli che ci ha guidato alla conoscenza della storica villa.

Giovedì 11 maggio abbiamo accolto presso il Museo Villa Pignatelli Aragona Cortés un nutrito gruppo di studenti e laureandi dell’Università Suor Orsola Benincasa.

Il percorso di visita appositamente studiato dal nostro SEd-servizio educativo, in collaborazione con lo sportello SAAD dell’Università, ha permesso di esplorare il Museo, le sue stanze e i suoi arredi in modo nuovo e insolito che esula dalla tradizionale fruizione museale.

Oggetti apparentemente dormienti hanno preso vita sotto le nostre mani che ne hanno saggiato le forme e la consistenza materica. Il freddo marmo delle statue e del ripiano del tavolino rotondo all’ingresso, il legno intarsiato e i rilievi delle consolle hanno acquisito una forza inimmaginabile che ha scatenato emozioni di meraviglia e gioia.

Le dimensioni delle sale non si sono più misurate in metri ma in base alle modalità di propagazione delle nostre voci. Il rumore dei nostri passi ci ha permesso di capire se il pavimento fosse di legno, marmo o cotto. Come segugi abbiamo respirato gli odori del Museo, odori antichi, che sanno di Antico.

Dobbiamo ringraziare gli studenti intervenuti per averci donato una percezione nuova del nostro Museo e del mondo che lo circonda, con le loro domande, osservazioni, risa e insegnamenti.

Duomo e Cappella del Tesoro: una straordinaria concentrazione artistica nel cuore di Napoli in cui arte e religione si fondono in maniera perfetta (Chiara S.)

Abbiamo scelto far raccontare la visita guidata al Duomo e alla Cappella del Tesoro di San Gennaro agli studenti, con e senza disabilità, che hanno aderito al ciclo di viste guidate promosse dal Servizio di Ateneo per le Attività degli studenti con Disabilità dell’Università Suor Orsola Benincasa.
Come in un collage, ci siamo limitati a mettere insieme pensieri e riflessioni degli studenti che con curiosità ed entusiasmo visitato uno dei luoghi simbolo della città di Napoli.
“Molto spesso di Napoli si raccontano solo ciò che le manca e non ciò che possiede. Il Duomo è situato nel centro di Napoli e nel cuore dei napoletani che credono e conservano il loro patrimonio”. (Antonella C.)
“Troppo spesso dimentichiamo quanta bellezza ha da offrire la nostra Napoli tra arte, storia e cultura. Potremmo restare meravigliati ad ogni angolo se solo fossimo capaci di dare la giusta attenzione a ciò che ci circonda. Napoli brulica di luoghi di cultura, anche e soprattutto nelle strade più trafficate e note, le vie più comuni, come quella in cui si trova il Duomo: una struttura imponente e maestosa che sorge nel cuore della città, nella via omonima. All’esterno si può restare colpiti dagli infiniti dettagli presenti sulla facciata che la luce del sole ben riflette per via dei colori chiari. Varcando la soglia d’ingresso, ciò che colpisce è la ricchezza dei decori: colonne, affreschi, altari, vetrate che pur appartenendo ad epoche e stili diversi sono in sintonia tra loro. La rinascita della città di Napoli è riscontrabile tra quelle mura e cappelle, ammirate da migliaia di occhi venuti da quasi tutto il mondo”. (Claudia S.)
“Questa visita è stata una delle più belle in assoluto per la religiosità e la spettacolarità racchiuse in un luogo bellissimo visto da fuori ed incredibile contemplato dall’interno”(Iolanda T.) in cui “L’arte prende forme, colori ed emozioni”. (Sabrina C)
“Volendo usare una metafora, la visita è stata come un ARCOBALENO DI SPLENDORI: ‘rosso’ come il sangue miracoloso di San Gennaro e l’amore della venerazione popolare; ‘arancione’ come il riflesso dei quadri su rame, siti sui sette altari della cappella di S. Gennaro e come il colore che mi pare prevalente nei marmi policromi; ‘giallo’ come la faccia cosiddetta “ngialluta” del busto d’argento di San Gennaro, come l’oro delle decorazioni barocche e gli sfondi dei mosaici di Santa Restituta; ‘verde’ come la speranza che accompagna i fedeli, come le virtù teologali scolpita nell’argento degli splendidi candelieri ai piedi dell’altare maggiore e nel marmo; ‘blu’ come i mosaici dell’antichissimo Battistero paleocristiano, come gli sfondi degli affreschi giotteschi ed i riflessi dei busti bronzei dei Santi patroni di Napoli (che ne ha ben cinquantadue!); ‘indaco’ come il cielo all’aurora, al quale tutta la ricchissima, varia, ma armonica bellezza del Duomo sembra tendere, dalla facciata alla marmorea Assunta estasiata dell’altare, dalla cripta (prezioso esempio di Rinascimento napoletano) all’affollato Paradiso del Dominichino della cappella di San Gennaro, dal fonte battesimale agli organi…; e ‘viola’ come l’anello d’ametista di tutti i vescovi che hanno voluto lasciare un segno nella struttura della cattedrale”. (Carmela C.)
“Colpisce in particolar modo l’intricata storia della facciata di cui resta, rispetto al rifacimento quattrocentesco, solo il portale maggiore, opera di Antonio Baboccio da Piperno; la splendida Basilica di Santa Restituita, esempio di architettura paleocristiana inglobata nel Duomo, ricca di opere di Luca Giordano e sculture trecentesche; la cappella del Tesoro di San Gennaro decorata da marmi pregiati, da argenti lavorati, dal pavimento e dal cancello su disegno di Cosimo Fanzago, dalle nicchie che custodiscono i busti d’argento dei santi e le reliquie di san Gennaro riposte nei loro suntuosi reliquiari, e dalle sculture e oggetti di arte sacra”. (Maria Sofia C.)
“La Cappella del Tesoro di San Gennaro, uno dei gioielli universali dell’arte, si apre nella navata destra della cattedrale, ricca di marmi, affreschi, dipinti e altre opere d’arte dei migliori artisti dell’epoca, è sicuramente uno dei monumenti più importanti del barocco napoletano seicentesco (Rosaria C). Già l’entrata ad arco della Cappella, con l’imponente cancello di Cosimo Fanzago, testimonia la grandezza di quello che ci aspetta al suo interno. Tra busti in argento massiccio, statue, innumerevoli colonne, abside, alto e ampio soffitto affrescato, la Cappella custodisce una tale ricchezza da restare senza parole”. (Claudia C.) “E’ da considerare una vera e propria galleria d’arte sia per i marmi pregiati, sia per la gran quantità di affreschi e sia per i preziosi manufatti in argento, busti, candelieri e arredi. “(Iolanda T).
“Colpisce non solo per la bellezza che in questo luogo è concentrata, ma anche per la tradizione, la devozione, il folclore e la storia.”(Sabrina S.)
“Ma il “vero” Tesoro di San Gennaro non sono i marmi, le statue d’argento, gli affreschi, quanto le reliquie del santo patrono. Un tesoro che viene custodito gelosamente sia perché testimonia l’esistenza del protettore della città, ma soprattutto per la fede che lega i napoletani al Santo. Il Tesoro è custodito nelle tante vite, nelle tante storie che il luogo sacro racchiude, è la memoria, il tenere traccia del tempo, tenere traccia del passaggio di molti uomini”. (Maria C)
“Il percorso di visita mostra che il tesoro è racchiuso nel credere in ciò che non si vede perché ciò che si vede non è neanche la metà di ciò che vi è realmente. Amore e cultura dietro l’arte che appare è la nostra ricchezza più grande.” (Valeria R.)
Quest’anno la visita ha riservato a tutti i partecipanti un magnifico regalo perché il parroco don Vincenzo Papa ha autorizzato la visita alla Cappella Capece-Minutolo con una guida eccezionale, Antonio, che ringraziamo per la disponibilità e la grande capacità narrativa.
“La Cappella Capace Minutolo è stata veramente una scoperta, è un piccolo luogo che ti traporta indietro nel tempo. Gli affreschi che decorano l’interno rendono questa Cappella davvero unica.” (Gennaro D.F.)
La Cappella Capece Minutolo, in stile tardo-gotico è un esempio di arte trecentesca, ha affascinato tutti i partecipanti colpiti dal “vedere da vicino la cappella dove è stata ambientata una delle novelle del Boccaccio” (Stefania D.V.). La Cappella, solitamente chiusa al pubblico, è stata scelta dal Boccaccio per ambientare la storia di Andreuccio da Perugia, nella quinta Novella Seconda Giornata nel Decamerone. La Cappella è un esempio di arte angioina che nella sua semplicità lascia il segno nelle menti di chi guarda, nonostante gli affreschi siano rovinati perché fatti su intonaco. (Claudia S.)
La visita è stata anche momento di scambio e di condivisione con chi si approccia all’arte con altri occhi, ma ne rimane ugualmente affascinato tanto da emozionare chi l’osserva: “mi ha colpito un po’ tutto, però la luce sul volto di A. mentre toccava le opere batte tutto” (Raffaella L.) ciò vuol dire che “gli occhi vedono ciò che la luce illumina, ma è sempre il cuore a donar emozioni a chi osserva” (Stefania D.V.)

Maria Grazia Gargiulo – Carmela Pacelli

SAAD – Servizio di Ateneo per le Attività degli studenti con Disabilità

Università degli Studi Suor Orsola Benincasa

 

Raccontando Capodimonte

Sia felici di pubblicare il racconto di Antonio che insieme agli amici della Lega del Filo d’oro di Napoli ha visitato il Museo di Capodimonte.

“Immerso nel suggestivo verde di Napoli, il Museo Nazionale di Capodimonte porta le forme artistiche quale patrimonio di conoscenza della storia del genere umano. Pittura, scultura, disegno e architettura sono rese fruibili da tutti per sentire e vedere ogni espressione d’arte nel suo pieno divenire in ogni fase del nostro vivere: si pensi alla poesia, alla musica, al teatro, come manifestazioni elevate del nostro pensiero. Naturalmente le mie impressioni sono pennellate descritte in modo semplice per condividere qualcosa di bello con amici sordociechi, volontari e con guide esperte, in una struttura in cui si possono fare tanti percorsi culturali davvero interessanti. Ci siamo soffermati nella facile osservazione delle quattro stagioni, che da sempre sono il motivo dominante per ricordarci la forza creatrice della natura: esse sono raffigurazioni che in forma di busto vengono toccate con facilità. La primavera, un volto di donna adornato da rose fiorite ed in boccio sparse tra i capelli in trecce e distese sulle spalle. La calda estate, fatta di spighe che coprono una bella figura femminile simbolo della salutare abbondanza. Il gioioso autunno ci presenta un cavaliere errante che reca la generosa uva portatrice del piacere di godere la vita. Il vecchio e stanco inverno, con barba bianca e capelli lunghi, che è avvolto in un mantello dalle larghe falde per difendersi dal freddo. Tutto questo ci viene raccontato da guide, interpreti e volontari veramente disponibili.

Abbiamo toccato altre figure in stile barocco come quella del Vicerè Spagnolo Ferrante di Aragona, che a me è parso piuttosto corrucciato, che ci ha riportato alle tante dominazioni passate per Napoli. Ci siamo soffermati a leggere tante forme toccando le grate per le quali comunicavano le suore di clausura nei nostri numerosi conventi, era lo stretto necessario per parlarsi ai tempi del divieto di tutto. Raccontare dalla vita avventurosa di Angelo Merisi, detto il Caravaggio, non è facile. Forse a Napoli ha realizzato i suoi capolavori più famosi: la Flagellazione e di Gesù, raccontataci dai nostri accompagnatori, ci avvicina al Cristo sofferente, il suo volto testimonia il dolore morale per una umiliazione interiore che ci accosta a questo dipinto con grande rispetto,  Cristo ci appare col viso reclinato sulla spalla sinistra ed è circondato ai lati da tre aguzzini, uno dei quali gli tira i capelli, il secondo lo spinge facendogli piegare le ginocchia, il terzo, a distanza, con rami secchi, prepara gli strumenti per frustarlo. Davanti a questo quadro la nostra partecipazione diventa momento di riflessione. Ci spostiamo poi nelle sale dedicate all’arte contemporanea, entrando incontriamo una parete completamente nera su cui sono sistemate alcune pietre dure in forma di maioliche, tra loro si notano profonde crepe, sono le maioliche di Alberto Burri in ossidiana, pietra vulcanica e lavica che ci fanno pensare alle spaccature profonde della terra…. Possiamo immaginarlo, a me fa pensare ai terremoti che recentemente hanno colpito il nostro paese. Grazie a tutti per queste coinvolgenti esperienze, un grazie al Museo di Capodimonte e un grazie alla Lega del Filo d’Oro. Ci ritroveremo per rinnovare questi importanti appuntamenti culturali”.

Antonio Russo.