Raccontando Capodimonte

Sia felici di pubblicare il racconto di Antonio che insieme agli amici della Lega del Filo d’oro di Napoli ha visitato il Museo di Capodimonte.

“Immerso nel suggestivo verde di Napoli, il Museo Nazionale di Capodimonte porta le forme artistiche quale patrimonio di conoscenza della storia del genere umano. Pittura, scultura, disegno e architettura sono rese fruibili da tutti per sentire e vedere ogni espressione d’arte nel suo pieno divenire in ogni fase del nostro vivere: si pensi alla poesia, alla musica, al teatro, come manifestazioni elevate del nostro pensiero. Naturalmente le mie impressioni sono pennellate descritte in modo semplice per condividere qualcosa di bello con amici sordociechi, volontari e con guide esperte, in una struttura in cui si possono fare tanti percorsi culturali davvero interessanti. Ci siamo soffermati nella facile osservazione delle quattro stagioni, che da sempre sono il motivo dominante per ricordarci la forza creatrice della natura: esse sono raffigurazioni che in forma di busto vengono toccate con facilità. La primavera, un volto di donna adornato da rose fiorite ed in boccio sparse tra i capelli in trecce e distese sulle spalle. La calda estate, fatta di spighe che coprono una bella figura femminile simbolo della salutare abbondanza. Il gioioso autunno ci presenta un cavaliere errante che reca la generosa uva portatrice del piacere di godere la vita. Il vecchio e stanco inverno, con barba bianca e capelli lunghi, che è avvolto in un mantello dalle larghe falde per difendersi dal freddo. Tutto questo ci viene raccontato da guide, interpreti e volontari veramente disponibili.

Abbiamo toccato altre figure in stile barocco come quella del Vicerè Spagnolo Ferrante di Aragona, che a me è parso piuttosto corrucciato, che ci ha riportato alle tante dominazioni passate per Napoli. Ci siamo soffermati a leggere tante forme toccando le grate per le quali comunicavano le suore di clausura nei nostri numerosi conventi, era lo stretto necessario per parlarsi ai tempi del divieto di tutto. Raccontare dalla vita avventurosa di Angelo Merisi, detto il Caravaggio, non è facile. Forse a Napoli ha realizzato i suoi capolavori più famosi: la Flagellazione e di Gesù, raccontataci dai nostri accompagnatori, ci avvicina al Cristo sofferente, il suo volto testimonia il dolore morale per una umiliazione interiore che ci accosta a questo dipinto con grande rispetto,  Cristo ci appare col viso reclinato sulla spalla sinistra ed è circondato ai lati da tre aguzzini, uno dei quali gli tira i capelli, il secondo lo spinge facendogli piegare le ginocchia, il terzo, a distanza, con rami secchi, prepara gli strumenti per frustarlo. Davanti a questo quadro la nostra partecipazione diventa momento di riflessione. Ci spostiamo poi nelle sale dedicate all’arte contemporanea, entrando incontriamo una parete completamente nera su cui sono sistemate alcune pietre dure in forma di maioliche, tra loro si notano profonde crepe, sono le maioliche di Alberto Burri in ossidiana, pietra vulcanica e lavica che ci fanno pensare alle spaccature profonde della terra…. Possiamo immaginarlo, a me fa pensare ai terremoti che recentemente hanno colpito il nostro paese. Grazie a tutti per queste coinvolgenti esperienze, un grazie al Museo di Capodimonte e un grazie alla Lega del Filo d’Oro. Ci ritroveremo per rinnovare questi importanti appuntamenti culturali”.

Antonio Russo.

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