Visita alla “Napoli di sotto”, la Galleria Borbonica

 

La galleria Borbonica, prende il nome dal re Ferdinando II di Borbone che nel 1853 ne avviò la realizzazione allo scopo di creare un collegamento segreto sotterraneo tra il Palazzo Reale e piazza Vittoria, vicino al mare e alle caserme, per avere una fuga sicura in caso di pericolo.

È  stata, secondo il parere dei nostri studenti, una delle visite più belle in quanto ha permesso di ripercorrere varie epoche, dalla Napoli Borbonica alla Napoli della seconda Guerra Mondiale, quando la Galleria fu utilizzata come rifugio durante i bombardamenti, accogliendo più di diecimila napoletani; infine negli anni Settanta del Novecento quando divenne un deposito giudiziario, in cui venivano portati tutti i veicoli sequestrati, e anche una discarica abusiva in cui si sversavano i materiali di risulta degli edifici soprastanti.

La visita permette di scoprire le tracce che testimoniano le diverse funzioni che nei secoli il luogo ha svolto; così si rimane affascinati sia dalle imponenti architetture, come archi, ponti, pozzi, cisterne e cunicoli, cavate nel tufo e sia da auto e motocicli di inizio novecento sequestrati dalle forze dell’ordine e qui depositati.

Il visitatore rivive, attraverso gli spazi e la narrazione, gli eventi connessi alla guerra, comprende gli stati d’animo, i momenti di panico e di disagio vissuti da chi vi si rifugiava non appena sentiva il suono della sirena che segnava l’inizio e la fine dei bombardamenti. Il racconto lascia il segno in ognuno, non solo in chi ha vissuto quei drammatici giorni, ma soprattutto nei giovani che entrano fisicamente a contatto con una tragica realtà della storia della nostra città e della nostra nazione.

A testimonianza di questo periodo storico ritroviamo il mausoleo funebre, composto da diversi blocchi, di Aurelio Padovani fondatore del fascio napoletano. Opera smembrata e occultata nella cavità al di sotto di via Gennaro Serra alla caduta del fascismo.

La visita però racconta anche altre storie e leggende della città, strappando un sorriso ai visitatori, come quella del pozzaro che aveva il compito di mantenere pulita l’acqua delle cisterne e che spesso per avere maggiori compensi era artefice di dispetti e scherzi di cattivo gusto.

 

a cura di Maria Grazia Gargiulo e Carmela Pacelli

Capodimonte tra le mani

Il Real Bosco e Museo di Capodimonte colpisce per la sua bellezza e la sua storia il visitatore perché da subito si rimane affascinati dalla magnificenza del bosco che in alcun punti offre una visuale spettacolare da cui poter ammirare Napoli. (Stefania D.V.)

La visita ha consentito a tutti, muniti di guanti in lattice, di esplorare le sculture inserite nell’itinerario per le persone con disabilità, compresi ciechi e ipovedenti. Ciò ha permesso di cogliere la “matericità” delle opere e di essere in sintonia con chi non vede (Federica C.). Certamente, l’associazione della narrazione all’esperienza tattile, permette di arrivare a cogliere particolari che la vista spesso ci preclude e ascoltare descrizioni, conoscere e toccare opere di straordinaria bellezza è un’occasione fantastica di arricchimento personale (Anna A.); in effetti, si può vedere anche attraverso le mani, riscoprendo l’opera d’arte con il tatto, riuscendo a sentire le caratteristiche dei materiali e a descrivere verbalmente tutte le sensazioni tattili e visive trasmesse: la forma, la qualità della superficie (liscia, ruvida, calda, fredda), ecc. Ogni sensazione è correlata ad altre e spesso le sensazioni sono evocative perché la sfera sensoriale è strettamente collegata alla partecipazione emotiva, alle sensazioni, alle aspettative e ai dei desideri. (Stefania D.V.)

Le opere tutte nella loro armoniosa bellezza hanno il dono di distrarre dalle avversità con le quali tutti, sempre, dobbiamo fare i conti. Le guide, come negli incontri precedenti, accoglienti, preparate, gentili, hanno reso il percorso ancora più interessante (Carmela C) raccontando di come nel 1738 Carlo di Borbone dopo aver ereditato il grande patrimonio artistico dalla madre, Elisabetta Farnese, fece costruire la nuova reggia sulla collina di Capodimonte. Successivamente Ferdinando II portò a termine la costruzione dell’edificio. Agli inizi del XX secolo, il palazzo divenne residenza dei duchi d’Aosta; solo dopo la guerra fu inaugurato come museo, destinato alle raccolte d’arte medievale e moderna, esposte precedentemente nel museo Archeologico Nazionale di Napoli. (Stefania D.V.)

I commenti che proponiamo di seguito ci sono pervenuti dai partecipanti e vogliamo riportarli perché esprimono le emozioni, l’entusiasmo e lo stupore per l’esperienza di visita multisensoriale vissuta.

“Penso di non aver mai visto così attentamente un’opera perché, quando è raccontata passo passo e toccata, si riesce a cogliere dei particolari, delle piccolezze che ad occhio non noteresti mai. È stata un’esperienza bellissima, che ho raccontato a tutti quelli che ho incontrato in questi giorni, perché non potevo smettere di pensarci.” (Raffaella L.)

“Mi sono resa conto quanto sia difficile concentrarsi sulle informazioni colte attraverso le mani, infatti è stato faticoso riconoscere i diversi elementi come le spighe, il mantello o particolari come le pettinature delle statue raffiguranti le quattro stagioni. Ma nello stesso momento è stato bello poter sentire il freddo, le particolari lavorazioni del marmo e del bronzo”. (Maria C.)

“L’esperienza tattile permette di percepire e comprendere ciò che verbalmente risulta complesso. Ad esempio, l’aver esplorato il Tabernacolo ha permesso a tutti, compresi i visitatori ciechi o ipovedenti, di cogliere linee e forme su cui gli occhi non si sarebbero soffermati”(Rosaria P.)

“Sono stati 45 minuti intensi, dove ho faticato ad avere la bocca chiusa e a non sorridere come un’ebete davanti a tanta meraviglia. Mi è piaciuto molto il Tabernacolo, soprattutto il modo in cui ci è stato esposto e il fatto che ci abbiano permesso di toccare per notare varie differenze che ad occhio non avremmo mai colto. Sicuramente le quattro statue rappresentanti le stagioni, della collezione Farnese, mi resteranno a lungo tra i bei ricordi, perché le assocerò sempre alla mia prima esperienza di esplorazione tattile”. (Raffaella L.).

“Anche, il busto di Ferrante d’Aragona, è stato interessante dal punto di vita tattile: vi ho notato le rughe intorno agli occhi  che nello sguardo d’insieme mi erano sfuggite, la piega curatissima dei capelli e il fregio del colletto.” (Carmela C)

Infine, la nostra attenzione è caduta sui maestosi e preziosi  Arazzi raffiguranti le vicende della guerra di Pavia, combattuta nel 1525 dal Re Francesco I, le cui scene sono accessibili ai visitatori ipovedenti. L’episodio dell’abbattimento della cinta francese appare su uno dei sette Arazzi esposti in cui i cavalli, protagonisti assoluti della scena, sono rappresentati con grande realismo e nei minimi dettagli (Simona P.)

a cura di Maria Grazia Gargiulo – Carmela Pacelli