Visita alla “Napoli di sotto”, la Galleria Borbonica

 

La galleria Borbonica, prende il nome dal re Ferdinando II di Borbone che nel 1853 ne avviò la realizzazione allo scopo di creare un collegamento segreto sotterraneo tra il Palazzo Reale e piazza Vittoria, vicino al mare e alle caserme, per avere una fuga sicura in caso di pericolo.

È  stata, secondo il parere dei nostri studenti, una delle visite più belle in quanto ha permesso di ripercorrere varie epoche, dalla Napoli Borbonica alla Napoli della seconda Guerra Mondiale, quando la Galleria fu utilizzata come rifugio durante i bombardamenti, accogliendo più di diecimila napoletani; infine negli anni Settanta del Novecento quando divenne un deposito giudiziario, in cui venivano portati tutti i veicoli sequestrati, e anche una discarica abusiva in cui si sversavano i materiali di risulta degli edifici soprastanti.

La visita permette di scoprire le tracce che testimoniano le diverse funzioni che nei secoli il luogo ha svolto; così si rimane affascinati sia dalle imponenti architetture, come archi, ponti, pozzi, cisterne e cunicoli, cavate nel tufo e sia da auto e motocicli di inizio novecento sequestrati dalle forze dell’ordine e qui depositati.

Il visitatore rivive, attraverso gli spazi e la narrazione, gli eventi connessi alla guerra, comprende gli stati d’animo, i momenti di panico e di disagio vissuti da chi vi si rifugiava non appena sentiva il suono della sirena che segnava l’inizio e la fine dei bombardamenti. Il racconto lascia il segno in ognuno, non solo in chi ha vissuto quei drammatici giorni, ma soprattutto nei giovani che entrano fisicamente a contatto con una tragica realtà della storia della nostra città e della nostra nazione.

A testimonianza di questo periodo storico ritroviamo il mausoleo funebre, composto da diversi blocchi, di Aurelio Padovani fondatore del fascio napoletano. Opera smembrata e occultata nella cavità al di sotto di via Gennaro Serra alla caduta del fascismo.

La visita però racconta anche altre storie e leggende della città, strappando un sorriso ai visitatori, come quella del pozzaro che aveva il compito di mantenere pulita l’acqua delle cisterne e che spesso per avere maggiori compensi era artefice di dispetti e scherzi di cattivo gusto.

 

a cura di Maria Grazia Gargiulo e Carmela Pacelli

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Capodimonte tra le mani

Il Real Bosco e Museo di Capodimonte colpisce per la sua bellezza e la sua storia il visitatore perché da subito si rimane affascinati dalla magnificenza del bosco che in alcun punti offre una visuale spettacolare da cui poter ammirare Napoli. (Stefania D.V.)

La visita ha consentito a tutti, muniti di guanti in lattice, di esplorare le sculture inserite nell’itinerario per le persone con disabilità, compresi ciechi e ipovedenti. Ciò ha permesso di cogliere la “matericità” delle opere e di essere in sintonia con chi non vede (Federica C.). Certamente, l’associazione della narrazione all’esperienza tattile, permette di arrivare a cogliere particolari che la vista spesso ci preclude e ascoltare descrizioni, conoscere e toccare opere di straordinaria bellezza è un’occasione fantastica di arricchimento personale (Anna A.); in effetti, si può vedere anche attraverso le mani, riscoprendo l’opera d’arte con il tatto, riuscendo a sentire le caratteristiche dei materiali e a descrivere verbalmente tutte le sensazioni tattili e visive trasmesse: la forma, la qualità della superficie (liscia, ruvida, calda, fredda), ecc. Ogni sensazione è correlata ad altre e spesso le sensazioni sono evocative perché la sfera sensoriale è strettamente collegata alla partecipazione emotiva, alle sensazioni, alle aspettative e ai dei desideri. (Stefania D.V.)

Le opere tutte nella loro armoniosa bellezza hanno il dono di distrarre dalle avversità con le quali tutti, sempre, dobbiamo fare i conti. Le guide, come negli incontri precedenti, accoglienti, preparate, gentili, hanno reso il percorso ancora più interessante (Carmela C) raccontando di come nel 1738 Carlo di Borbone dopo aver ereditato il grande patrimonio artistico dalla madre, Elisabetta Farnese, fece costruire la nuova reggia sulla collina di Capodimonte. Successivamente Ferdinando II portò a termine la costruzione dell’edificio. Agli inizi del XX secolo, il palazzo divenne residenza dei duchi d’Aosta; solo dopo la guerra fu inaugurato come museo, destinato alle raccolte d’arte medievale e moderna, esposte precedentemente nel museo Archeologico Nazionale di Napoli. (Stefania D.V.)

I commenti che proponiamo di seguito ci sono pervenuti dai partecipanti e vogliamo riportarli perché esprimono le emozioni, l’entusiasmo e lo stupore per l’esperienza di visita multisensoriale vissuta.

“Penso di non aver mai visto così attentamente un’opera perché, quando è raccontata passo passo e toccata, si riesce a cogliere dei particolari, delle piccolezze che ad occhio non noteresti mai. È stata un’esperienza bellissima, che ho raccontato a tutti quelli che ho incontrato in questi giorni, perché non potevo smettere di pensarci.” (Raffaella L.)

“Mi sono resa conto quanto sia difficile concentrarsi sulle informazioni colte attraverso le mani, infatti è stato faticoso riconoscere i diversi elementi come le spighe, il mantello o particolari come le pettinature delle statue raffiguranti le quattro stagioni. Ma nello stesso momento è stato bello poter sentire il freddo, le particolari lavorazioni del marmo e del bronzo”. (Maria C.)

“L’esperienza tattile permette di percepire e comprendere ciò che verbalmente risulta complesso. Ad esempio, l’aver esplorato il Tabernacolo ha permesso a tutti, compresi i visitatori ciechi o ipovedenti, di cogliere linee e forme su cui gli occhi non si sarebbero soffermati”(Rosaria P.)

“Sono stati 45 minuti intensi, dove ho faticato ad avere la bocca chiusa e a non sorridere come un’ebete davanti a tanta meraviglia. Mi è piaciuto molto il Tabernacolo, soprattutto il modo in cui ci è stato esposto e il fatto che ci abbiano permesso di toccare per notare varie differenze che ad occhio non avremmo mai colto. Sicuramente le quattro statue rappresentanti le stagioni, della collezione Farnese, mi resteranno a lungo tra i bei ricordi, perché le assocerò sempre alla mia prima esperienza di esplorazione tattile”. (Raffaella L.).

“Anche, il busto di Ferrante d’Aragona, è stato interessante dal punto di vita tattile: vi ho notato le rughe intorno agli occhi  che nello sguardo d’insieme mi erano sfuggite, la piega curatissima dei capelli e il fregio del colletto.” (Carmela C)

Infine, la nostra attenzione è caduta sui maestosi e preziosi  Arazzi raffiguranti le vicende della guerra di Pavia, combattuta nel 1525 dal Re Francesco I, le cui scene sono accessibili ai visitatori ipovedenti. L’episodio dell’abbattimento della cinta francese appare su uno dei sette Arazzi esposti in cui i cavalli, protagonisti assoluti della scena, sono rappresentati con grande realismo e nei minimi dettagli (Simona P.)

a cura di Maria Grazia Gargiulo – Carmela Pacelli

Alla scoperta dell’Antica Calatia

Il Museo archeologico dell’Antica Calatia, ubicato all’interno del Casino di Caccia di Starza Penta dei Duchi Carafa della Stadera, da qualche mese è inserito negli itinerari di Napoli tra le mani, sabato 17 giugno ha accolto un gruppo di giovani visitatori dell’Unione Volontari pro Ciechi di Napoli che hanno conosciuto la storia del territorio di Maddaloni.

In effetti, il museo è dedicato all’antica Calatia, posta alla periferia occidentale della città  in un punto di confluenza e controllo per le vie che conducevano alla regioni interne del Sannio, su quella stessa direttrice su cui si sviluppò dal II sec. a.C. la via Appia. L’area appare stabilmente occupata già dall’età del Bronzo.

Al piano terra ospita una sezione dedicata alla città, al territorio e alla sue necropoli. Al primo piano l’esposizione si articola su quattro temi principali che aiutano a conoscere i momenti più salienti della storia della città e tratteggiare la fisionomia delle genti che la abitarono a partire dalla fine dell’VIII secolo a.C. fino all’età romana.

Inoltre, l’allestimento si avvale di un moderno linguaggio multimediale: è possibile sfogliare con il semplice gesto della mano dei libri che illustrano le strade principali e raccontano gli itinerari antichi, i mezzi di trasporto, le stazioni di posta e le tecniche di costruzione. Nella sala successiva è possibile un’esperienza immersiva, mediante l’uso del virtuale, che consente al visitatore di simulare una passeggiata sul tratto dell’Appia che collegava la Calatia a Roma.

I visitatori hanno potuto esplorare i principali elementi che caratterizzano il museo: marmi di rivestimento degli altari della Cappella dedicata alla Madonna del Carmine, statua di Apollo citaredo, stele funeraria da Maddaloni e le riproduzioni delle suppellettili (vasi, piatti, anfore, ecc.) che facevano parte di corredi funerari rinvenuti nelle aree di sepoltura.

 

La visita alla Villa Pignatelli è stata un’esperienza meravigliosa! (Alessandra B.)

Anche per la visita a Villa Pignatelli abbiamo voluto lasciare la parola agli studenti che ci stanno seguendo nel percorso di visite del progetto “Napoli tra le mani”.

Villa Pignatelli è un luogo incantevole che offre un vero spaccato della vita aristocratica del tempo, conservandone fedelmente ed integralmente l’armoniosa e delicata bellezza dell’architettura, del giardino, delle pavimentazioni, dei parati, degli arredi e dei decori compresi libri, foto, porcellane, cristalli, bronzi e argenti. (Carmela C.)

La villa rappresenta uno dei più significativi esempi di architettura neoclassica. È importante da un punto di vista culturale in quanto è parte della storia di Napoli e la racconta attraverso gli eleganti ambienti catapultando l’osservatore in una dimensione quasi fiabesca, tanto da immaginare i nobili che si riunivano in questi saloni immensi nei momenti conviviali, per mangiare, ascoltare musiche e poesie. (Chiara S.)
È stata residenza delle famiglie Acton, Rothshild e Pignatelli. Fino al 1955 quando la principessa Rosina Pignatelli donò allo Stato Italiano il parco e la villa compresi gli arredi in modo da preservarla dall’incuria del tempo tutelandola come una “casa-museo”. Al piano terra, accessibile attraverso il salone principale, si alternano collezioni d’arte, in argento, bronzo e porcellana e oggetti di uso quotidiano. La sala verde, oltre ad avere esposte le porcellane e utilizzata un tempo come camera da compagnia, separa la sala da pranzo, arredata con vasi di porcellana cinese, dalla libreria. (Simona P.)
Già nell’atrio si è catturati dalla particolare forma architettonica circolare dell’ambiente illuminato da un lucernario, posto al piano superiore e. Infatti, al centro della sala vi è un tavolo tondo che imita in dimensioni più piccole la forma della stanza, anche le panche presenti nella sala seguono le pareti circolari mantenendo una coerenza di forme tra gli oggetti. Il tavolo è interamente in legno con una superficie di marmo e pietre intarsiate di forme geometriche. Il marmo e le pietre dure trasmettono al tatto le proprie diversità e le loro diverse caratteristiche. La parte di supporto del tavolo è in legno con decorazioni in bronzo dorato a forma di lira, uno strumento musicale a corde. (Stefania D.V.)
Molte ancora sono le “cose” che affascinano gli occhi dei visitatori, come la sala da pranzo, la biblioteca e la sala da ballo. La prima espone un importante numero di vasi di porcellana decorati con motivi animali, floreali o storici e soprattutto la tavola con un pregevole servizio di piatti della prima metà del XIX secolo di Limoges con posate d’argento e bicchieri con lo stemma nobiliare della famiglia Pignatelli. (Cinzia A.)
L’ambiente che accoglie la biblioteca fu utilizzato come “sala da biliardo” nel periodo Acton e come fumoir nei pranzi di gala con la famiglia Pignatelli. A differenza delle altre sale in cui le pareti sono tappezzate da stoffe pregiate, nella biblioteca le pareti sono ricoperte da un parato di cuoio con motivi decorati in quanto il cuoio era l’unico materiale che non si impregnava di fumo. (Chiara S.) La sala da ballo è costituita da un grande sala ambiente destinato ai danzatori e da uno spazio destinato all’orchestra, separati da una Serliana, cioè da un’apertura a tre varchi, quelli laterali sono di forma rettangolare e quello centrale ad arco. Fra l’arco e le due aperture sono collocate due colonne, un elemento architettonico che lascia senza fiato. (Simona P.) È facile immaginare, di essere tra coppie che danzano, gentil uomini che dialogano, o eleganti signore sedute perché stancate dal ballo! Ma come se non bastasse tutto ciò a rendere realistico questo luogo, la guida ci ha portati in un piccola e magnifica sala, dietro lo spazio per l’orchestra, dove lì le dame potevano ritoccare il trucco e aggiustarsi. (Sabrina C.)
La guida è stata veramente splendida, disponibile e come ha detto Anna, la nostra collega non vedente, “ha descritto le cose talmente bene, che è come se le avessi viste”. Unendo le conoscenze della guida, con quelle i colleghi del corso di laurea in beni culturali è nata una chiacchierata veramente interessante che ha catturato l’attenzione di tutti. (Raffaella L.)
Il personale, alla fine della visita, si è intrattenuto con alcuni studenti, con e senza disabilità, raccontando aneddoti e storie e rivolto alla studentessa cieca ha esclamato “Ho visto persone passare ma lei coglie la bellezza del posto, molto di più di chi la può vedere!”. (Raffaella L.)
Questa frase sottolinea appieno quanto la fruizione dell’arte non passa solo attraverso la vista ma coinvolge tutti gli i sensi e le capacità narrative ed empatiche di chi è deputato a comunicare il patrimonio storico-artistico.

A cura di Maria Grazia Gargiulo – Carmela Pacelli

Villa Pignatelli tra passato e presente

In attesa di ricevere i commenti dei nostri studenti, pubblichiamo  la riflessione della dott.ssa Elena Carelli che ci ha guidato alla conoscenza della storica villa.

Giovedì 11 maggio abbiamo accolto presso il Museo Villa Pignatelli Aragona Cortés un nutrito gruppo di studenti e laureandi dell’Università Suor Orsola Benincasa.

Il percorso di visita appositamente studiato dal nostro SEd-servizio educativo, in collaborazione con lo sportello SAAD dell’Università, ha permesso di esplorare il Museo, le sue stanze e i suoi arredi in modo nuovo e insolito che esula dalla tradizionale fruizione museale.

Oggetti apparentemente dormienti hanno preso vita sotto le nostre mani che ne hanno saggiato le forme e la consistenza materica. Il freddo marmo delle statue e del ripiano del tavolino rotondo all’ingresso, il legno intarsiato e i rilievi delle consolle hanno acquisito una forza inimmaginabile che ha scatenato emozioni di meraviglia e gioia.

Le dimensioni delle sale non si sono più misurate in metri ma in base alle modalità di propagazione delle nostre voci. Il rumore dei nostri passi ci ha permesso di capire se il pavimento fosse di legno, marmo o cotto. Come segugi abbiamo respirato gli odori del Museo, odori antichi, che sanno di Antico.

Dobbiamo ringraziare gli studenti intervenuti per averci donato una percezione nuova del nostro Museo e del mondo che lo circonda, con le loro domande, osservazioni, risa e insegnamenti.

Duomo e Cappella del Tesoro: una straordinaria concentrazione artistica nel cuore di Napoli in cui arte e religione si fondono in maniera perfetta (Chiara S.)

Abbiamo scelto far raccontare la visita guidata al Duomo e alla Cappella del Tesoro di San Gennaro agli studenti, con e senza disabilità, che hanno aderito al ciclo di viste guidate promosse dal Servizio di Ateneo per le Attività degli studenti con Disabilità dell’Università Suor Orsola Benincasa.
Come in un collage, ci siamo limitati a mettere insieme pensieri e riflessioni degli studenti che con curiosità ed entusiasmo visitato uno dei luoghi simbolo della città di Napoli.
“Molto spesso di Napoli si raccontano solo ciò che le manca e non ciò che possiede. Il Duomo è situato nel centro di Napoli e nel cuore dei napoletani che credono e conservano il loro patrimonio”. (Antonella C.)
“Troppo spesso dimentichiamo quanta bellezza ha da offrire la nostra Napoli tra arte, storia e cultura. Potremmo restare meravigliati ad ogni angolo se solo fossimo capaci di dare la giusta attenzione a ciò che ci circonda. Napoli brulica di luoghi di cultura, anche e soprattutto nelle strade più trafficate e note, le vie più comuni, come quella in cui si trova il Duomo: una struttura imponente e maestosa che sorge nel cuore della città, nella via omonima. All’esterno si può restare colpiti dagli infiniti dettagli presenti sulla facciata che la luce del sole ben riflette per via dei colori chiari. Varcando la soglia d’ingresso, ciò che colpisce è la ricchezza dei decori: colonne, affreschi, altari, vetrate che pur appartenendo ad epoche e stili diversi sono in sintonia tra loro. La rinascita della città di Napoli è riscontrabile tra quelle mura e cappelle, ammirate da migliaia di occhi venuti da quasi tutto il mondo”. (Claudia S.)
“Questa visita è stata una delle più belle in assoluto per la religiosità e la spettacolarità racchiuse in un luogo bellissimo visto da fuori ed incredibile contemplato dall’interno”(Iolanda T.) in cui “L’arte prende forme, colori ed emozioni”. (Sabrina C)
“Volendo usare una metafora, la visita è stata come un ARCOBALENO DI SPLENDORI: ‘rosso’ come il sangue miracoloso di San Gennaro e l’amore della venerazione popolare; ‘arancione’ come il riflesso dei quadri su rame, siti sui sette altari della cappella di S. Gennaro e come il colore che mi pare prevalente nei marmi policromi; ‘giallo’ come la faccia cosiddetta “ngialluta” del busto d’argento di San Gennaro, come l’oro delle decorazioni barocche e gli sfondi dei mosaici di Santa Restituta; ‘verde’ come la speranza che accompagna i fedeli, come le virtù teologali scolpita nell’argento degli splendidi candelieri ai piedi dell’altare maggiore e nel marmo; ‘blu’ come i mosaici dell’antichissimo Battistero paleocristiano, come gli sfondi degli affreschi giotteschi ed i riflessi dei busti bronzei dei Santi patroni di Napoli (che ne ha ben cinquantadue!); ‘indaco’ come il cielo all’aurora, al quale tutta la ricchissima, varia, ma armonica bellezza del Duomo sembra tendere, dalla facciata alla marmorea Assunta estasiata dell’altare, dalla cripta (prezioso esempio di Rinascimento napoletano) all’affollato Paradiso del Dominichino della cappella di San Gennaro, dal fonte battesimale agli organi…; e ‘viola’ come l’anello d’ametista di tutti i vescovi che hanno voluto lasciare un segno nella struttura della cattedrale”. (Carmela C.)
“Colpisce in particolar modo l’intricata storia della facciata di cui resta, rispetto al rifacimento quattrocentesco, solo il portale maggiore, opera di Antonio Baboccio da Piperno; la splendida Basilica di Santa Restituita, esempio di architettura paleocristiana inglobata nel Duomo, ricca di opere di Luca Giordano e sculture trecentesche; la cappella del Tesoro di San Gennaro decorata da marmi pregiati, da argenti lavorati, dal pavimento e dal cancello su disegno di Cosimo Fanzago, dalle nicchie che custodiscono i busti d’argento dei santi e le reliquie di san Gennaro riposte nei loro suntuosi reliquiari, e dalle sculture e oggetti di arte sacra”. (Maria Sofia C.)
“La Cappella del Tesoro di San Gennaro, uno dei gioielli universali dell’arte, si apre nella navata destra della cattedrale, ricca di marmi, affreschi, dipinti e altre opere d’arte dei migliori artisti dell’epoca, è sicuramente uno dei monumenti più importanti del barocco napoletano seicentesco (Rosaria C). Già l’entrata ad arco della Cappella, con l’imponente cancello di Cosimo Fanzago, testimonia la grandezza di quello che ci aspetta al suo interno. Tra busti in argento massiccio, statue, innumerevoli colonne, abside, alto e ampio soffitto affrescato, la Cappella custodisce una tale ricchezza da restare senza parole”. (Claudia C.) “E’ da considerare una vera e propria galleria d’arte sia per i marmi pregiati, sia per la gran quantità di affreschi e sia per i preziosi manufatti in argento, busti, candelieri e arredi. “(Iolanda T).
“Colpisce non solo per la bellezza che in questo luogo è concentrata, ma anche per la tradizione, la devozione, il folclore e la storia.”(Sabrina S.)
“Ma il “vero” Tesoro di San Gennaro non sono i marmi, le statue d’argento, gli affreschi, quanto le reliquie del santo patrono. Un tesoro che viene custodito gelosamente sia perché testimonia l’esistenza del protettore della città, ma soprattutto per la fede che lega i napoletani al Santo. Il Tesoro è custodito nelle tante vite, nelle tante storie che il luogo sacro racchiude, è la memoria, il tenere traccia del tempo, tenere traccia del passaggio di molti uomini”. (Maria C)
“Il percorso di visita mostra che il tesoro è racchiuso nel credere in ciò che non si vede perché ciò che si vede non è neanche la metà di ciò che vi è realmente. Amore e cultura dietro l’arte che appare è la nostra ricchezza più grande.” (Valeria R.)
Quest’anno la visita ha riservato a tutti i partecipanti un magnifico regalo perché il parroco don Vincenzo Papa ha autorizzato la visita alla Cappella Capece-Minutolo con una guida eccezionale, Antonio, che ringraziamo per la disponibilità e la grande capacità narrativa.
“La Cappella Capace Minutolo è stata veramente una scoperta, è un piccolo luogo che ti traporta indietro nel tempo. Gli affreschi che decorano l’interno rendono questa Cappella davvero unica.” (Gennaro D.F.)
La Cappella Capece Minutolo, in stile tardo-gotico è un esempio di arte trecentesca, ha affascinato tutti i partecipanti colpiti dal “vedere da vicino la cappella dove è stata ambientata una delle novelle del Boccaccio” (Stefania D.V.). La Cappella, solitamente chiusa al pubblico, è stata scelta dal Boccaccio per ambientare la storia di Andreuccio da Perugia, nella quinta Novella Seconda Giornata nel Decamerone. La Cappella è un esempio di arte angioina che nella sua semplicità lascia il segno nelle menti di chi guarda, nonostante gli affreschi siano rovinati perché fatti su intonaco. (Claudia S.)
La visita è stata anche momento di scambio e di condivisione con chi si approccia all’arte con altri occhi, ma ne rimane ugualmente affascinato tanto da emozionare chi l’osserva: “mi ha colpito un po’ tutto, però la luce sul volto di A. mentre toccava le opere batte tutto” (Raffaella L.) ciò vuol dire che “gli occhi vedono ciò che la luce illumina, ma è sempre il cuore a donar emozioni a chi osserva” (Stefania D.V.)

Maria Grazia Gargiulo – Carmela Pacelli

SAAD – Servizio di Ateneo per le Attività degli studenti con Disabilità

Università degli Studi Suor Orsola Benincasa

 

Raccontando Capodimonte

Sia felici di pubblicare il racconto di Antonio che insieme agli amici della Lega del Filo d’oro di Napoli ha visitato il Museo di Capodimonte.

“Immerso nel suggestivo verde di Napoli, il Museo Nazionale di Capodimonte porta le forme artistiche quale patrimonio di conoscenza della storia del genere umano. Pittura, scultura, disegno e architettura sono rese fruibili da tutti per sentire e vedere ogni espressione d’arte nel suo pieno divenire in ogni fase del nostro vivere: si pensi alla poesia, alla musica, al teatro, come manifestazioni elevate del nostro pensiero. Naturalmente le mie impressioni sono pennellate descritte in modo semplice per condividere qualcosa di bello con amici sordociechi, volontari e con guide esperte, in una struttura in cui si possono fare tanti percorsi culturali davvero interessanti. Ci siamo soffermati nella facile osservazione delle quattro stagioni, che da sempre sono il motivo dominante per ricordarci la forza creatrice della natura: esse sono raffigurazioni che in forma di busto vengono toccate con facilità. La primavera, un volto di donna adornato da rose fiorite ed in boccio sparse tra i capelli in trecce e distese sulle spalle. La calda estate, fatta di spighe che coprono una bella figura femminile simbolo della salutare abbondanza. Il gioioso autunno ci presenta un cavaliere errante che reca la generosa uva portatrice del piacere di godere la vita. Il vecchio e stanco inverno, con barba bianca e capelli lunghi, che è avvolto in un mantello dalle larghe falde per difendersi dal freddo. Tutto questo ci viene raccontato da guide, interpreti e volontari veramente disponibili.

Abbiamo toccato altre figure in stile barocco come quella del Vicerè Spagnolo Ferrante di Aragona, che a me è parso piuttosto corrucciato, che ci ha riportato alle tante dominazioni passate per Napoli. Ci siamo soffermati a leggere tante forme toccando le grate per le quali comunicavano le suore di clausura nei nostri numerosi conventi, era lo stretto necessario per parlarsi ai tempi del divieto di tutto. Raccontare dalla vita avventurosa di Angelo Merisi, detto il Caravaggio, non è facile. Forse a Napoli ha realizzato i suoi capolavori più famosi: la Flagellazione e di Gesù, raccontataci dai nostri accompagnatori, ci avvicina al Cristo sofferente, il suo volto testimonia il dolore morale per una umiliazione interiore che ci accosta a questo dipinto con grande rispetto,  Cristo ci appare col viso reclinato sulla spalla sinistra ed è circondato ai lati da tre aguzzini, uno dei quali gli tira i capelli, il secondo lo spinge facendogli piegare le ginocchia, il terzo, a distanza, con rami secchi, prepara gli strumenti per frustarlo. Davanti a questo quadro la nostra partecipazione diventa momento di riflessione. Ci spostiamo poi nelle sale dedicate all’arte contemporanea, entrando incontriamo una parete completamente nera su cui sono sistemate alcune pietre dure in forma di maioliche, tra loro si notano profonde crepe, sono le maioliche di Alberto Burri in ossidiana, pietra vulcanica e lavica che ci fanno pensare alle spaccature profonde della terra…. Possiamo immaginarlo, a me fa pensare ai terremoti che recentemente hanno colpito il nostro paese. Grazie a tutti per queste coinvolgenti esperienze, un grazie al Museo di Capodimonte e un grazie alla Lega del Filo d’Oro. Ci ritroveremo per rinnovare questi importanti appuntamenti culturali”.

Antonio Russo.

Cani e gatti – l’appuntamento con il teatro di Tutti a scuola

L’associazione Tutti a scuola vi invita al Teatro !

La compagnia teatrale “ a terra d’ o cielo “ da oltre 10 anni  ha creato un sodalizio forte con l’associazione tutti a scuola nell’allestimento di almeno due rappresentazioni teatrali all’anno. L’intero ricavato dalle offerte è dedicato alla festa annuale GIOCHI SENZA BARRIERE che si svolgerà il prossimo 12 giugno alla Mostra d’Oltremare Napoli.

Quest’anno la commedia è tratta da una libera elaborazione di un testo di Scarpetta “ Cani e gatti”. Nella splendida cornice del teatro auditorium santa Luisa in via Andrea D’Isernia i 16 attori della compagnia teatrale a terra d’o cielo vi invitano a trascorrere due ore in serena allegria.

 

Accoglienza per tutti alle Catacombe di San Gennaro

Il gruppo di studenti dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli ha visitato le Catacombe di San Gennaro, importante esempio di accoglienza universale perseguito con tenacia dalla cooperativa La Paranza che si occupa della gestione del sito.

La nostra guida Adele ci ha accompagnato alla scoperta di uno dei luoghi più antichi e suggestivi di Napoli che nel corso dei secoli da luogo di sepoltura pagana è ha accolto le sepolture dei cristiani e dei primi santi vescovi napoletani, in particolare San Gennaro, vescovo e martire, patrono della città.

Le catacombe possono essere percorse in tutti i loro spazi dalle persone con disabilità motoria grazie alla presenza di scivoli ben inseriti negli spazi tutti ricoperti di moquette dello stesso colore del tufo. Lungo il percorso sono previste una serie di soste in cui le persone cieche o ipovedenti possono conoscere, mediante l’esplorazione tattile, la materia tufacea, le architetture, le diverse forme di sepoltura e alcune raffigurazioni degli affreschi riproposte su tavole a rilievo.

Le catacombe, per volontà dei giovani del quartiere che da anni sono impegnati in quest’opera di valorizzazione, non solo ci hanno permesso di fare un salto temporale nel passato ma soprattutto ci hanno aperto una porta sul presente del Rione Sanità che ha trovato nel patrimonio storico artistico e culturale il proprio riscatto sociale.

 

Maria Grazia Gargiulo – Carmela Pacelli

SAAD – Servizio di Ateneo per le Attività degli studenti con Disabilità

Università degli Studi Suor Orsola Benincasa

Alla scoperta della Villa dei Papiri

Napoli tra le mani

Riparte il ciclo di visite guidate tattilo-narrative a cui partecipano gli studenti dell’Università degli studi Suor Orsola Benincasa.

L’alto numero di candidati ha richiesto la selezione dei cinquanta studenti, con e senza disabilità, che fino a settembre saranno impegnati nella scoperta multisensoriale del patrimonio storico-artistico della città di Napoli.

Il primo incontro è stato al Museo Archeologico Nazionale di Napoli nelle sale dedicate ai reperti provenienti dalla Villa dei Papiri di Ercolano dove è presente un ormai collaudato e stabile percorso tattilo-narrativo frutto della collaborazione tra il Servizio Educativo del MANN e il Servizio le Attività degli studenti con Disabilità (SAAD) dell’Università Suor Orsola Benincasa.

La visita guidata, oltre ad essere un momento di conoscenza, è stata un’occasione di diffusione di nuovi linguaggi di comunicazione del patrimonio nella prospettiva dell’inclusione e della progettazione universale.

Maria Grazia Gargiulo – Carmela Pacelli

SAAD- Servizio di Ateneo per le Attività degli studenti con Disabilità

Università degli Studi Suor Orsola Benincasa